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E' scomparso un pezzo di storia dell'Automobile. Ciao Sergio.

21 Novembre 2011
E' scomparso un pezzo di storia dell'Automobile. Ciao Sergio.
Domenica mattina alle 8.15 Sergio Scaglietti, il più famoso carrozziere del mondo, è scomparso all'età di 91. Scaglietti ha fatto parte a pieno titolo dell'epopea Ferrari, risultando negli anni uno dei più fedeli collaboratori del Drake, rivestendo alcune delle più belle vetture sport e berlina che hanno fatto la storia della Casa di Maranello. Il suo genio creativo ha contribuito alla nascita di vetture storiche come la 250 Gto che ha segnato la storia della Ferrari nella categoria Gran Turismo, ma anche, la 250 Testarossa, la Dino e la Daytona.Quando il Drake morì, accanto al suo letto c'era l'amico Sergio, i famigliari più stretti e pochi altri. «Quando è morto Ferrari, sono morto anch'io», ripeteva Scaglietti, a testimonianza del suo rapporto con “il grande capo”, come lui stesso lo definiva, che andava ben oltre quello professionale. Nato il 9 gennaio del 1920, Scaglietti, a soli 13 anni, dopo la morte del padre viene mandato a lavorare in una carrozzeria come battilastre. Dopo la guerra apreý una propria attività e per puro caso nel 1953 inizia a collaborare con la Ferrari.Nel 2004 in suo onore è stata realizzata da Pininfarina la Ferrari “612 Scaglietti”, rimasta in produzione sino al 2010.

Tante le reazioni alla notizia della morte di Scaglietti. «Con Sergio - ha detto l’ingegner Mauro Forghieri - se ne va un pezzo della storia della Ferrari. Scaglietti ha creato una vera e propria generazione di grandi carrozzieri. Era una persona molto legata alla famiglia, amava avere vicini i propri cari. Una grande perdita».

Per Franco Gozzi, autore anche di un libro dedicato a Scaglietti intitolato “L’è andeda acsè” «era una leggenda! Con Ferrari aveva un ottimo rapporto, non solo lavorativo, perché si stimavano molto. A Sergio mi legava una grande amicizia e la sua scomparsa è una grande perdita».

Anche il cantante Little Tony, grande ferrarista ed estimatore di macchine, ricorda il mitico carrozziere: «Lo incontrai nella sua azienda sulla via Emilia. Andavo con il mio “California”, una macchina che ho molto amato. Erano gli anni '60. Ricordo che in quel capannone queste macchine straordinarie si costruivano a mano. Ero affascinato da quel lavoro, che solo gli italiani riescono a realizzare, ed è lì che ho incontrato un uomo straordinario, un vero artista». Dino Tagliazucchi, autista e uomo di fiducia di Ferrari, ricorda: «Ci incontravamo in pista, pranzavamo e poi giocavamo a carte. È sempre stato simpatico, cordiale con tutti e non ha mai fatto pesare il personaggio che era». Alberto Beccari, presidente del Ferrari Club Maranello per 22 anni, ha avuto spesso ospite Scaglietti nella sede del sodalizio. «Dentro di lui - ricorda - era insito il seme del grande artista e dell'uomo puro. Nella nostra sede abbiamo festeggiato i suoi ottant'anni. Nel 2004 gli ho consegnato il Trofeo “Dedicato a…”. Qualche tempo dopo ricevetti un biglietto, rigorosamente scritto a mano, nel quale mi ringraziava del premio. Quando lo rincontrai mi confidò che scriverlo era stato lo sforzo più grande della sua vita». Don Mantovani, cappellano dei piloti: «Ho avuto con lui un rapporto fraterno. Mi ha insegnato tante cose, soprattutto l'umiltà e la modestia». Egidio Brandoli è stato allievo di Scaglietti: «Per me è stato un maestro - dice. Sul lavoro era esigente ma anche allegro e positivo. Quando gli comunicai che mi sarei messo in proprio mi diede buoni consigli e ogni volta che finivo una macchina veniva per vedere il lavoro che avevo fatto».

Edda Ansaloni







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